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02 marzo 2026
Il mercato auto in crescita del 14% a febbraio. Senza la spinta del noleggio a breve scenderebbe a +9,0%
- Immatricolate nel mese di febbraio 157.334 autovetture vs 965 dello stesso mese del 2025
- Le auto elettriche (BEV) raggiungono il 7,9% di quota mercato, impattate in modo importante dagli incentivi MASE, con effetti distorsivi della concorrenza
- La transizione energetica deve avvenire senza misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori, ma con visione industriale e coraggio riformatore
Il mese di febbraio conferma il consolidamento della crescita nel mercato delle autovetture: le immatricolazioni si attestano a 157.334 unità, segnando un incremento del 14% rispetto alle 137.965 registrate nel febbraio dell’anno precedente. Anche questo mese, tuttavia, un contributo determinante è arrivato dal noleggio a breve termine: depurando il dato da questa componente, la variazione positiva si ridimensionerebbe al 9%. Il bilancio del primo bimestre è altrettanto incoraggiante: 299.373 immatricolazioni nei primi due mesi del 2026, con un progresso del 10,2% sulle 271.686 di gennaio-febbraio 2025 (ma solo +3,5% rispetto al 2024 e ancora -12,9% rispetto al 2019).
Sul versante dell’elettrificazione, le vetture full electric (BEV) si attestano al 7,9% delle vendite mensili, per un totale di 12.572 unità, in progressione rispetto al 5,0% di febbraio 2025 e al 6,6% del mese precedente, impattate in modo importante dagli incentivi MASE, con effetti distorsivi della concorrenza. Grande dinamicità per le plug-in hybrid (PHEV): la loro penetrazione raggiunge l’8,5% a febbraio – rispetto all’8,7% di gennaio e al 4,5% di febbraio 2025 – sostenuta dalla gamma in costante espansione e dalle modifiche normative in materia di fringe benefit per le auto aziendali.
Sul fronte della regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione UE presenterà l’Industrial Accelerator Act – slittato rispetto alla scadenza originaria di fine febbraio – con il quale Bruxelles intende potenziare la competitività del sistema industriale del Vecchio Continente e imprimere nuova velocità alla transizione e all’innovazione tecnologica. Il principio del “Made in Europe”, ideato dalla Commissione UE, si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea quale condizione per l’accesso a incentivi e appalti pubblici sui veicoli elettrici. In particolare, secondo indiscrezioni, i nuovi modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di agevolazioni statali dovranno essere assemblate all’interno dell’Unione e incorporare, batterie escluse, almeno il 70% di componenti europei calcolato sul valore.
Su questo provvedimento – e più in generale sul “Pacchetto Automotive” europeo – UNRAE esprime una valutazione articolata, riconoscendone i passi avanti ma evidenziandone l’insufficienza rispetto alle sfide del mercato.
“Così non basta. Il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida. Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica. La decarbonizzazione è un obiettivo condiviso, ma servono sostenibilità economica, stabilità normativa e strumenti strutturali a supporto della domanda, a partire da una riforma fiscale delle flotte aziendali.
Senza queste condizioni non si recuperano competitività né fiducia dei consumatori. E sul ‘Made in Europe’ vogliamo essere chiari: la competitività si costruisce con investimenti e innovazione, non con misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori”, afferma Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE.
Affinché il percorso verso la mobilità sostenibile sia efficace, è urgente colmare il ritardo italiano nell’elettrico. Nonostante segnali di crescita, l’Italia resta fanalino di coda tra i Major Markets: la quota BEV a febbraio è del 7,9%, contro una media UE di gennaio (ultimo dato disponibile) del 19,7%, il 22% della Germania, il 28,3% della Francia e il 20,6% del Regno Unito. Anche Paesi con PIL pro capite inferiore fanno meglio del nostro Paese, di conseguenza le emissioni medie di CO₂ del nuovo immatricolato restano sopra la media europea.
Per recuperare competitività e allinearsi agli standard UE, UNRAE indica tre priorità.
- Prima: infrastrutture. L’Italia è 16ª in Europa per capillarità di punti ricarica (14,2 punti ogni 100 km contro 20,9 della UE, dati EAFO) e necessita di un’accelerazione su rete elettrica e idrogeno.
- Seconda: tariffe di ricarica più coerenti con i prezzi all’ingrosso dell’energia.
- Terza – decisiva – la fiscalità delle flotte aziendali, vero moltiplicatore della transizione: deducibilità dei costi, detraibilità IVA e ammortamenti meno competitivi penalizzano un canale che presenta un divario tra 8,5 e 21 punti rispetto ai Major Markets. Una riforma strutturale favorirebbe rinnovo del parco e diffusione di veicoli a zero e basse emissioni.
Accanto ai fattori abilitanti serve chiarezza: la decarbonizzazione resta l’obiettivo, ciò che manca è stabilità normativa e una strategia pluriennale, come nei principali Paesi europei, per offrire a famiglie e imprese un orizzonte credibile.
“Tra gli ultimi in Europa sull’elettrico: non è un destino, ma una scelta. L’elettrico cresce, ma siamo ancora lontani dalle medie dei grandi mercati. Senza una strategia strutturale e stabile l’Italia perderà competitività e appeal. Chi parla di fallimento dell’elettrico alimenta disinformazione: la vera sfida è governare la transizione con visione industriale e coraggio riformatore”, conclude il Presidente.
L’analisi della struttura del mercato del mese, sotto il profilo degli utilizzatori evidenzia per i privati un incremento volumi, ma con una perdita di 2,2 punti di quota al 52,2% del totale; nel 1° bimestre chiudono al 54,4% di share (-4,2 p.p.). Le autoimmatricolazioni a febbraio crescono in volume e in quota, al 9,5% di share (+0,6 p.p.), e recuperano 1,1 punti in gennaio-febbraio, al 9,8% del totale. Il noleggio a lungo termine - con una leggera crescita dei volumi - cede 2,5 punti, fermandosi al 21,6% di quota (con un primo bimestre al 20,5% di share, -1,5 p.p.), per un incremento delle Captive, a fronte di un lieve calo delle società Top. Il noleggio a breve termine, come anticipato, segna una fortissima accelerazione nel mese, guadagnando 4,8 punti e raggiungendo l’11,7% di share; in gennaio-febbraio la quota raddoppia e sale al 10,2%. Le società evidenziano una leggera crescita in febbraio, ma si fermano al 5,0% di share sia nel mese sia nel cumulato (-0,6 p.p. in entrambi i periodi).
Tra le alimentazioni, il motore a benzina nel mese perde quasi 6 punti, scendendo al 20,2% di share (19,5% nel cumulato, -6,9 p.p.). Il diesel perde quasi 1/4 dei volumi e retrocede al 6,5% di quota nel mese (-3,2 p.p.) e al 6,9% nel bimestre (-2,6 p.p.). Il Gpl in febbraio dimezza la quota, al 5,0%, e scende al 5,7% in gennaio-febbraio (-4,5 p.p.). Le ibride, regine del mercato, anche in febbraio segnano una forte accelerazione, guadagnano 7,2 punti al 51,9% di share (52,1% nel 1° bimestre), con un 15,1% per le “full” hybrid e 36,8% per le “mild” hybrid. Le auto BEV, come anticipato, chiudono il mese di febbraio al 7,9% di share, in crescita di 2,9 punti sul 2025 (7,3% nel cumulato); le PHEV salgono all’8,5% rispetto al 4,5% di un anno fa (8,6% in gennaio-febbraio, +4,5 p.p.).
L’analisi della segmentazione mostra in febbraio una forte accelerazione delle berline e dei SUV del segmento A, rispettivamente al 12,4% e 2,3% di share. In leggera contrazione le berline del segmento B, che scendono al 14,7%, mentre recuperano i Suv al 31,4%. Nel segmento delle medie (C) in calo le berline, al 3,8% di quota, mentre un’ottima crescita interessa i Suv al 21,4%. In lieve calo le berline del segmento D, allo 0,8%, in sostenuta crescita i Suv al 7,3% del totale. Nell’alto di gamma cedono in volume sia le berline che i Suv, rispettivamente allo 0,2% e 1,1% di quota. Infine, le station wagon rappresentano il 2,4% del totale, gli MPV l’1,7% e le sportive lo 0,7%.
Sul fronte delle aree geografiche, in febbraio il Nord Est conferma la prima posizione, con una quota al 32,9% (+3,5 p.p.), grazie comunque al noleggio, senza il quale perderebbe ben 10,6 punti (fermandosi al 22,3%). Il Nord Ovest nel mese perde mezzo punto, al 28,5% del totale; il Centro Italia perde 4 punti al 23,1% delle immatricolazioni totali, il Sud sale al 10,2% (+0,6 p.p.) e le Isole al 5,3% (+0,5 p.p.).
Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni in febbraio cedono il 6,6% e scendono a 107,6 g/Km, e flettono del 6,5% nel totale dei 2 mesi, a 108,5 g/Km.
L’analisi delle immatricolazioni per fascia di CO2 riflette l’andamento in febbraio di auto BEV e PHEV: la fascia delle ZEV (0 g/Km) rappresenta il 7,9% del mercato, l’1,4% la fascia 1-20 g/Km. La fascia 21-50 g/Km pesa il 3,9% del totale e la 51-60 g/Km l’1,7%. La 61-94 g/Km rappresenta il 4,9%, la 95-135 g/Km il 60,7%, mentre la quota delle vetture da 136 a 190 g/Km si porta al 15,8% e quella della fascia oltre i 190 g/Km all’1,5%.